Ciao,
sono Riccardo e se state sentendo queste parole vuol dire che sono morto!
Scusatemi questa frase ad effetto, da film.... ma ho sempre sognato di dirla e, anche se è puerile, ora certo non potete più criticarmi niente che non si parla male dei morti!
Ho scelto un caro amico, xxxxxx (omissis ndr), per dare voce alle mie parole, convinto che mia moglie o altri familiari difficilmente sarebbero riusciti a leggere questo discorso e per lo stesso motivo ho deciso di scriverlo io.
Anche se un po' in anticipo sui tempi è giunto il momento di accomiatarmi da questa realtà per raggiungerne una più alta.
Vi prego di non essere tristi per questo passaggio o almeno non siatelo per me! Mi rendo conto che non sentire più le mie esilaranti battute e non poter più godere della mia frizzante compagnia sarà dura (una carezza piena di amore a mia moglie e ai miei figli), ma io sono in pace e totalmente felice della mia vita.
Nato nel lontano 1971 ne ho viste di cose: pensate, la televisione era in bianco e nero e in inverno nevicava sempre... anche 30/40 cm.
A quei tempi la vita, almeno agli occhi di un bambino, sembrava più semplice. I buoni e i cattivi erano ben definiti, i valori su cui regolare la propria condotta chiari e inoppugnabili. Così sono transitato nel mio periodo scolastico, non senza difficoltà, avendo i primi assaggi di quello che mi sarei dovuto aspettare dalla vita, ma ricavandone anche i mezzi per affrontarla (un saluto caloroso ai ragazzi della X° X (omissis ndr), presenti in forze, spero, e tutti agghindati con mutande rosse).
Finita la scuola mi sono proiettato nel mondo del lavoro per un sentiero che pareva essere stato già tracciato per me da mio padre e, prima di lui, da mio nonno e così via. Fare il fabbro – mi ricordo – non era la mia aspirazione principale, non perché non mi piacesse, ma perché la vivevo un po’ come un’imposizione e si sa che i giovani a quell'età tendono alla ribellione e mal sopportano le imposizioni.
Ad ogni modo inizio a lavorare con mio padre di giorno, mentre di notte sfogo i miei malumori smartellando maldestramente il ferro cercando di creare dei candelabri da terra, opere d'arte che in realtà non toccheranno mai il cuore del mercato. Ricordo quel periodo come contrassegnato da uno smodato desiderio di libertà e l'andare a vivere da solo in centro a xxxx(omissis ndr) a 28 anni ampliò ancora di più i miei orizzonti e i limiti oltre i quali spingersi: tutto doveva essere provato, assaggiato, vissuto.
Questo che definirei il periodo edonistico della mia esistenza mi portò a vivere diverse esperienze... intense, che hanno lasciato cicatrici nel mio animo, accrescendo il mio egoismo, il nichilismo e l'indifferenza nei confronti del prossimo.
Un ricordo affettuoso va a mio padre capace di sopportare un figlio del genere.
Ovviamente non serbo solo ricordi negativi di quel periodo: ho conosciuto amici che frequento tutt'oggi e vissuto esperienze che serbo con gioia.
Inoltre sono convinto che se non avessi provato quei sentimenti non sarebbe maturato in me quel senso di aridità e incompiutezza che verso i quarant’anni mi ha condotto a mutare gli obiettivi governanti la mia vita; e se prima vedevo di buon occhio il creare una famiglia, questo diventò poi una necessità impellente.
Così, armato di un bagaglio non indifferente di esperienze con il mondo femminile, conosco e mi innamoro di xxxxx (omissis ndr), grande donna, con la quale decido prima di convivere e poi di mettere su famiglia.
Qui si apre un altro capitolo della mia vita dove entrano in scena i figli, coloro che, in teoria, detteranno le tappe delle tue giornate e stravolgeranno i tuoi bioritmi. Vi confesso che con i miei pargoli non è stato amore a prima vista: guardavo con sospetto queste piccole fonti di caos, e i loro rari sorrisi, quando non piangevano o espletavano i loro bisogni fisiologici, non inondavano il mio cuore d'amore.
Poi li ho visti crescere, sviluppare il proprio carattere in una fitta rete di emozioni con me e xxxxx (omissis ndr). Questo ha cambiato radicalmente la mia esistenza in quanto l'amore che prima provavo solo per mia moglie ora ardeva anche per xxxxx e xxxxx (omissis ndr). Un amore così potente da illuminare tutto il resto del mio vivere.
Io e xxxxx (omissis ndr) come un albero fecondo avevamo dato al mondo degli splendidi frutti.
L'albero mi fa venire in mente una frase scritta da un poeta cubano che diceva così:
“Ci sono tre cose che una persona dovrebbe fare nella sua vita: piantare un albero, avere un figlio e scrivere un libro”. Beh ci credete? Le ho fatte tutte e tre!! Sì, perché, anche se qualcuno ancora non lo sa, ho scritto pure un libro reperibile su Amazon dal titolo “La selva oscura” sotto lo pseudonimo di Juan Vasquez e sono convinto che da postumo acquisirà ancora più valore, consolando, almeno economicamente, l'inconsolabile vedova.
Ad ogni modo tutto procedeva secondo i miei piani fino a che non è intervenuta la malattia, il cancro al quarto stadio, che a 49 anni é stata una sentenza di morte e neppure una morte pulita o indolore. Non sapevo cosa questa malattia avesse in serbo per me, ma la forza di volontà di un fabbro è grande e anche le esperienze peggiori non mi hanno spezzato. Anzi le usavo per creare aneddoti divertenti visto che sono convinto che la risata sia l'arma più potente che abbiamo non solo contro la morte ma anche contro le avversità in genere.
Un altro pensiero caloroso va ai miei parenti e agli amici che hanno saputo starmi vicino in questo periodo: perché ridere da soli va bene, ma ridere in compagnia è meglio. xxxxx (omissis ndr), piu che un cugino un fratello che meglio di tutti sapeva ridere della mia ironia.
Detto questo, signori, vi lascio, con la leggerezza con la quale ho cercato di nuotare in questa vita, senza prendere le cose troppo sul serio. Sorridendo, dentro.